Google
 
domenica, 01 febbraio 2009
author: quilly @ 08:17
category: riflessioni, futuro, viola, arianna, senigallia
comments: commenti (3)(popup)


L'illustrazione del post è a cura di Arianna

Guardo mia figlia camminare faticosamente per la prima volta.
I suoi passi sono timidi e impacciati ma man mano che si succedono il suo viso si apre in un sorriso sempre più grande.
Cammina piano e tiene le braccia leggermente aperte
per bilanciarsi, mentre il suo sguardo e il mio fissano attenti un punto davanti a lei.
Quando mi raggiunge sembra voler dire "Hai visto ce l'ho fatta, e voi che già vi preoccupavate perchè a sedici mesi camminavo ancora a quattro zampe..".
Lei si mette a giocare con Tito un animale di pelo che dopo mesi non ho ancora capito a quale specie
appartenga.
Dalle orecchie potrebbe sembrare un coniglio, ma anche un gatto o un orso.
Lei gioca e io continuo a guardare avanti. Non solo nello spazio ma anche nel tempo.
Penso ai suoi trentanni e ai miei eventuali settanta.....
Sono nato nel 1968 ed ho sempre vissuto tra la sponda marottese del Fiume Cesano e Senigallia.
Ho abitato dodici anni in via Annibal Caro ai margini del Rione Porto.
Guardo avanti dicevo ma anche indietro e rivedo la Senigallia degli anni Settanta.
Il Vivere Verde era campagna. Dietro la chiesa del Portone c'erano una palude e una casa colonica.
Oggi c'è un quartiere di novemila abitanti.
Guardo Viola e penso al suo futuro come spesso mi capita.
Penso a delle cifre, cifre che elaboro a braccio. A forza di leggere gli articoli della professoressa Paradisi mi sono appassionato ancora di più alla statistica.
A occhio e croce, negli ultimi quarant'anni Senigallia ha raddoppiato la sua superficie.
Vicino a quartieri ben disegnati come Vivere Verde e le Saline, dove ampie strade, servizi, parchi assicurano una qualità della vita molto alta ci sono luoghi cresciuti senza criterio nè ordine, privi di qualsiasi progettualità.
Penso a Borgo Passera dove una piccola frazione prova ad arrampicarsi su una collina di rara bellezza.
Penso a Borgo Ribeca e Borgo Coltellone dove nonostante una già alta densità abitativa e nonostante progetti di ampliamento di strade di grande counicazione si è continuato a concedere il permesso di tirare su condomini in ogni fazzoletto di terra.
Penso alla nazionale strozzata dal traffico, anche questo aumentato in modo esponenziale.
Penso alle palazzine lungomare, tristi ritiri di maturi milanesi o romani, che assomigliano vagamente ai palazzi della Sarajevo bombardata e che nel lungo inverno senigalliese spazzato dalla bora diventano dimora di prostitute sudamericane o russe.
Penso al quartiere di Cesanella lasciato nel degrado.
Penso alla politica dei Centri Commerciali che ha ucciso le antiche botteghe del centro e i negozi di famiglia, per fare spazio a colossi inutili per una città come Senigallia.
Penso a tutto questo e mi chiedo: "A questo ritmo di espansione che futuro ci aspetta?".
La Senigallia dei trent'anni di Viola (mia figlia) sarà un pezzo di una megalopoli che va da Rimini a Pescara.
Duecentocinquanta chilometri ininterrotti di città senza interruzione di continuità.
Senigallia però, più fortunata di altri luoghi pianeggianti ha alle spalle le sue meravigliose colline.
Si colonizzeranno anche quelle perchè l'edilizia non si può fermare. Dicono.
Arriveremo ad Ostra con nuove villette a schiera intitolate "Verde Collina" o "Monticello in fiore". Una presa per il culo.
Le automobili, già in media tre per famiglia aumenteranno nonostante la crisi.
Quando un ragazzo compie diciotto anni la macchina la deve avere.
Magari una vecchia Panda per scarrozzare. Magari.
Magari dico io potrebbe fare a turno con la macchina di famiglia e se non c'è farsi una pedalata. Magari.
Tra trent'anni non ci sarà più posto nè per le bici, nè per i pedoni.
Ci saranno solo macchine in cerca di parcheggio. Vogliamo stare comodi: "Mi sono comprato la macchina, non pretenderai che la lascio in garage..e poi che palle c'è pure la Complanare che ha ridotto il traffico in città quindi c'è più posto per tutti, prendiamo Suv, apetti, scooteroni e scooterini. Ma non chiedermi di andare a piedi."
Viola a trent'anni dovrà barcamenarsi tra macchine e palazzi e non saprà il significato di parole come insalata, gallina, pianura, aria.
Troppo pessimista? Forse si.
Però in questa grigia mattina di gennaio, guardando le nubi che si addensano laggiù verso i balcani come un immenso e minaccioso gigante, questo
scorgo all'orizzonte.
La prendo in braccio e lei è ignara di tutto. Per fortuna.
Mi guarda coi suoi occhi grandi.
Rifletto.
E' necessario che la sua generazione sia artefice di una rivoluzione che dovrà salvare il mondo.
Dobbiamo, però, essere noi a crescere i nostri figli in modo diverso.
Spezziamo le catene di questa insulsa "era della comodità" e ricominicamo a lavorare.
A far lavorare le nostre gambe e il nostro cervello.
Tra trentanni tutte le Viole del mondo tireranno un sospiro di sollievo tenendo in braccio il loro bambino.
Lo porteranno in un prato a correre dietro a un aquilone o a spasso serene per gli splendidi viali di questa città e sarà anche un po' merito nostro se ci saremo impegnati affinchè le cose cambino.
In caso contrario saremo i principali artefici del nostro inesorabile declino, consumato sull'altare della fretta e di un fittizio benessere.
Il profilo di Simone Quilly Tranquilli
Profilo Facebook di Simone Quilly Tranquilli
Crea il tuo badge