
Quell'anno decisi di andare in vacanza con MarcoP e Massimino.
Non so perchè scelsi loro due, forse perchè non c'erano altri disposti ad accompagnarmi.
Era la primavera del 1990, forse maggio e decidemmo di andare in vacanza a Viareggio.
Praticamente la città era, ed è un clone di Senigallia anche se aveva un lungomare molto più grande e largo.
Il viaggio di andata fu interminabile.
Arrivammo a Viareggio dopo non so quante ore di treno, e pensare che sulla cartina sembrava così vicino!
Cambiammo qualcosa come tre treni e rimpiangemmo di non essere andati ad Amsterdam o a Barcellona ad ammazzarci di canne come tutti gli altri.
Forse perchè non ci facevamo le canne, ma se è per questo neanche trombavamo e neanche bevevamo....insomma non sempre.
Giunti nella nostra pensione ci accolse una vecchia di centosette anni cieca e zoppa che disse che si occupava di tutto suo nipote.
Arrivò il nipote un ragazzo di circa sessantanni con un occhio completamente chiuso e rattrappito che era quello buono.
L'altro occhio era spalancato ma da quello non ci vedeva.
Gli chiedemmo, nella persona di Massimino che a quei tempi era il colto del trio, cosa c'era da vedere nella zona di interessante.
Noi eravamo intenzionati ad andare a Pisa a vedere la torre e lui ci scoraggiò, ci disse che Lucca era molto meglio.
Ci guardammo e sussurrai a Massimino "Questo è pazzo, tutto il mondo parla di Pisa, della torre del Battistero e questo ci dice di andare a Lucca, ma che cazzo ci sarà mai a Lucca!".
Quello intanto continuava asserendo che "Si Pisa l'è Pisa un dico di no, la Torre, il Battistero.....ma Lucca l'è Lucca.....con le su mura......".
"Sto cazzo", pensai, "a casa io c'ho la torre di Pisa che diventa rosa o blu a seconda del tempo mica le mura di Lucca!".
Che pochezza culturale avevamo a quei tempi......e ora non siamo da meno.
La vacanza iniziò nel migliore dei modi.
Entrai in una cabina telefonica e uscendo mi dimenticai la macchina fotografica a cui tenevo molto dentro la cabina stessa.
Feci cento metri e tornai indietro trafelato.
Trovai dentro la cabina un maghrebino con un sorriso a trentaquattro denti.
Gli chiesi ingenuamente se aveva visto lì sopra una macchina fotografica Canon del valore commerciale di lire duecentomila del tempo, che non erano per un cazzo bruscolini.
Mi rispose che no lui non l'aveva proprio vista.
Avevo voglia di fargli ingoiare la gettoniera piena di gettoni, ma sono un garantista e non avevo le prove della sua colpevolezza e quindi piansi e basta, come un cagnolino.
La vacanza proseguì senza alti ne bassi, una palla biblica.
Ci trovammo per caso nel bel mezzo dei festeggiamenti dello scudetto del Napoli nel quartiere napoletano di Viareggio e sembrava di essere a Fuorigrotta.
Costrinsero ad intonare "Maradona è mej o'Peleeeeee!" persino a Massimino che avendo fatto il militare tre mesi a Sangiorgioacremano aveva a noia tutto ciò che è tarantella, pulcinella e sfogliatella......
Finita la vacanza inizio l'odissea del viaggio di ritorno.
Fino a Firenze tutto bene.
Alla stazione di Santamaria Novella il temporale però era in agguato.
Premetto che MarcoP era noto ai più per il suo carattere che era il contrario del riflessivo e pacato.
Aveva messo le mani al collo di gente il doppio di lui per delle banalità e non c'era vacanza senza che lui si scannasse per futili motivi con qualcuno dei suoi compagni di viaggio.
Fino a quel momento però tutto era andato bene....fino a quel momento.
A Firenze Santamaria Novella iniziai a giocare con quegli attrezzi che danno l'orario dei treni.
Guardavo quanto costava il biglietto da Agrigento a Bolzano, o quanto veniva il supplemento rapido da Canicattì a Courmayeur.
Intanto il treno delle due e un quarto era arrivato e io continuavo a sminestrare nell'attrezzo.
Gli amici mi persero di vista e quindi perdemmo il treno per Bologna che era vuoto.
Il treno successivo era un quarto d'ora dopo, ma non si sa per quale recondito motivo, era un interregionale ed era stracolmo.
Avrà avuto ottanta vagoni e i primi erano strapieni di gente.
Il mio amico Massimino era figlio di ferroviere quindi non pagante (assurdità tutta italiana) e dando sfoggio di cultura trenistica ci assicurò che più avanti dopo la prima classe di solito c'erano ancora vetture di seconda che potevano essere vuote.
Era il treno più lungo del mondo che probabilmente arrivava fino a Prato, lo percorremmo tutto, sette o otto chilometri di bestemmie con MarcoP che bolliva come una pentola a pressione.
Alla fine del convoglio quattro vetture di prima classe, vetture nelle quali Massimino poteva salire in quanto il suo privilegio non aveva limitazioni.
Esclamò con scarso senso di solidarietà che lui non aveva voglia di tornare indietro e rifare tutto il treno e che si sarebbe sistemato in prima classe.
Comode poltrone, vagoni vuoti, spaziosi, puliti.
Io e MarcoP tornammo indietro alla ricerca di un metro quadro rigorosamente in piedi.
Arrivammo alla prima carrozza dalla quale eravamo partiti e MarcoP aveva già scomodato molti santi del paradiso e molti parenti di Massimino.
Spinsi da dietro MarcoP a viva forza nel primo vagone e lui tirò con ancora più forza dentro me.
Lui aveva davanti a se una zingara di cento chili tutta sudata, con in braccio due bambini smoccolati.
Io avevo davanti la porta del cesso e ogni volta che uno la apriva oltre a svenire dall'odore nauseabondo dell'altrui rifiuto organico ricevevo in faccia la porta violentemente.
Per tutto il viaggio MarcoP fece progetti sugli improperi da rovesciare addosso a Massimino una volta arrivati a Bologna.
Fu un continuo augurio di disgrazia e di sventure che dovevano capitargli di li a poco tra capo e collo.
Arrivati a Bologna MarcoP sembrava uno di quei cavalli da rodeo in attesa che aprano il cancello.
Scese e partì come Carl Lewis dai blocchi di partenza.
Da lontano sudati e puzzolenti vedemmo Massimino con un vago e accennato sorriso rilassato.
Pulito, lindo, la polo perfettamente stirata.
Noi invece sembravamo due immigrati cingalesi appena usciti da un container.
A cento metri da Massimino si levò al cielo un urlo nella realtiva quiete della stazione felsinea.
"O testadecazza hai viaggiat ben in prima class.........".
Un urlo da far accapponare la pelle.
La faccia di Massimino che accennava un sorriso divenne di marmo.
Quello che disse Marco nei successivi tre minuti era da codice penale, tutti si voltavano dietro per vedere se alle parole sarebbero seguiti i fatti.......mancavano solo due sberle e la ciliegina sarebbe planata sulla torta.
Io dietro Marco mi sganasciavo dalle risa vedendo la faccia di Massimino contrita ma anche un po'offesa.
Massimino guardava me sganasciarmi e tratteneva il riso, poi guardava Marco e cambiava espressione.
Marco non vedeva me altrimenti mi avrebbe menato, ma non si accorgeva nemmeno di Massimino che accennava un riso altrimenti lo avrebbe ammazzato.
Non vedeva nessuno, era cieco.....di rabbia.
Da Bologna a Senigallia nessuno profferì parola.
Solo io ogni tanto fingevo di tossire dal momento che ripensando alla scena mi venivano le lacrime.
Ogni tanto guardavo Massimino sinceramente offeso, ma che vedendo il mio sguardo accennava un sorrisino.
MarcoP aveva già dimenticato tutto, a differenza di Massimino che gli avrebbe riparlato solo dopo tre mesi.
Massimino se la prese con me nei giorni successivi, poichè asserì che tutto era nato dalla mia stupida mania di guardare gli orari dei treni dal computer della stazione.
Questo mi facceva ridere ancora di più e dentro al Florida mi mettevo in un angolo a sghignazzare fino alle lacrime.
Quella vacanza rimase negli annali delle vacanze peggio riuscite, ma la faccia di MarcoP incazzato e di Massimino contrito sono ancora scolpite nella mia mente.
E soprattutto l'urlo "o testadecazz hai viaggiat ben in prima class......" divenne una frase storica del nostro gruppo da ritirare fuori in ogni occasione in cui la serata languiva e ci si abbarbicava al revival nostalgico....





