author: quilly @ 06:27
category: biciclette, critical mass, senigallia
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Quando ci si appresta ad affrontare l'ignoto, a volte, le sensazioni salgono sull'otto volante.Paura, speranza, euforia, delusione, rabbia.
Non si sa a cosa si va incontro e quindi si spera che tutto possa andare per il meglio ma si teme anche che le cose non funzionino e questo ci getta nell'incertezza.
Ieri mi sono avviato a Piazza Roma per partecipare al Critical Mass o Movimento Lento Ciclabile.
I fatti pregressi credo siano noti ai più.
Tutto quello che concerne l'"organizzazione" dell'evento è stato tema di discussioni di mesi sia su questo blog che su MLCS e ritengo inutlie riepilogarlo.
Sono arrivato in Piazza alle 16.30, in ritardo secondo la tabella di marcia concordata, ma come sempre c'è chi ritarda più di me e quindi davanti al Municipio non c'era nessuno.
Piano piano si è palesato lo zoccolo duro del Movimento Lento Ciclabile.
Laura con il carrellino munito di sirena, i Chiox con carrellino, chitarra, cappello panama con ramoscello di mimosa e fascia anti-sinusite Jbom, Ziaele, DeVercellis e stop.

Mancavano pochi minuti alle cinque ed eravamo in dieci non di più.
Iniziavo ad innervosirmi non poco dal momento che non vedevo molti che mi avevano garantito, messo una mano sul fuoco, giurato sulla Bibbia, assicurato la loro presenza e che non si erano ancora presentati a cinque minuti alle cinque.
Nella mia testa di vendicativo stavo già associando ad ogni foto segnaletica mentale gli improperi, le contumelie e i dardi infuocati da lanciare all'indirizzo dell'assente quando ecco che piano piano, con l'abitudine tutta italiana di arrivare sempre con quei cinque minuti di ritardo la piazza inizia a riempirsi.

Arriva un tizio della Fiab, la più grande associazione italiana, secondo lui, di Amici della bicicletta che conta se non ricordo male 14000 aderenti.
Mi snocciola tutti i dati della sua associazione e traballa solo quando gli chiedo dove siano gli altri 13999.
Arriva Anna Maria con la sua bandiera guevarista e il suo amico da Montedoro, il nome non lo ricordo, con un buffo copricapo.
Arriva il barbuto con la sua bici rasoterra nella quale credo pedalare sia la cosa più difficile da fare.
Arrivano i Popinga mollettati, Alberto Pancotti, Lucacecco ed Ele, quell uomo che non si può nè nominare nè vedere, i vigili e tante altre persone che non conosco e che non conoscerò per la maggior parte.

Mancano minimo e sottolineo minimo una cinquantina di individui che avevano assicurato, garantito, vidimato la loro presenza ma che poi probabilmente non hanno avuto voglia di metterci la faccia.
Ho guardato in alto. La pioggia torrenziale dei tre giorni precedenti aveva lasciato il posto a un cielo rosa striato da nubi grigio azzurre stratificate e ad una brezza piuttosto pungente.
Mancavano anche quelli del Mezza Canaja e questo per me giuro, sarebbe stato una delusione cocente.
A fine evento però parlando con l'amico Nicola, ho saputo che quando si organizza qualcosa con i Centri Sociali bisogna sempre metterci una tara di mezzora e quindi ecco che verso le cinque e mezza si palesano questi ragazzi che tutta la città addita come piantagrane e rompicoglioni e che invece a me sono sembrati tutt'altro.
Del resto si sa la società tende sempre ad additare negativamente chi deraglia anche solo di poco dai binari del conformismo e della massificazione.

C'erano anche le ragazze con cartelli e striscioni a celebrare l'8 marzo festa della donna.
Alle cinque e mezza comunque il Critical ha preso il via.
Siamo passati a piedi lungo il corso, tra due ali di folla.
Il commento più amichevole che ho sentito è stato "Ma Carn'val nun è passat?" la mia risposta è stata "Avem armess mal l'arlogg" (abbiamo rimesso male l'orologio).
Una ragazzina sui sedici anni col suo amico è passata di fianco a me.
L'amico ha chiesto "Ma chi cazzo sono questi", la sua risposta è stata "Un branco di stupidi".
L'ho guardata col suo pantalone vita bassa, il suo i-pod, la sua schiena scoperta e la sua faccia da sufficenza e le avrei volentieri annodato la bici attorno al collo, del resto si sa che la pacatezza non rientra tra i miei pregi.
Arrivati all'incrocio tra Piazza Saffi e via Leopardi siamo saliti sui nostri bolidi a propulsione muscolare.
Il traffico era scarso. Evidentemente i 40000 automobilisti senigalliesi decidono di prendere la macchina contemporaneamente solo quando devo andare in centro io.

Abbiamo comunque occupato la carreggiata e ci siamo diretti in direzione Autostrada.
Lì è successo qualcosa di strano.
All'altezza dell'intersezione con via Pisacane ho provato una sensazione nuova.
Il momento è documentato dalla foto che è nella testata del blog.
Ero lì con altre cento persone al centro della città.
La strada era sgombra di veicoli, c'eravamo solo noi, le macchine erano ammassate tutte da Piazza delle Oche in giù e per noi si apriva una prateria d'asfalto.
Questa cosa non l'avevamo cosiderata, non ci avevamo pensato.
Sto parlando dell'infinito silenzio che in quel momento ha pervaso la città.
Il silenzio alle sei del pomeriggio nel crocevia più intasato di Senigallia.
Mi sono guardato a fianco e ho visto i Chiox che mi hanno affiancato in questa battaglia.
Dall'altra parte ho visto la donna con la bandiera rossa e dietro il serpentone.

Solo da lontano giungeva l'eco delle macchine che schiumavano rabbia come cavalli in un recinto, per non poter aggredire l'asfalto.
Ho visto Vercellik che fotografava e ho alzato il braccio.
Mi sono sentito padrone della città in una attimo irreale, quasi spettrale.
In un secondo ho fatto un giro nella macchina del tempo ed ho pensato a come potesse essere stata un tempo la città murata, la tanto decantata "città pentagonale" col suo bastione costruito a protezione del centro urbano.
Ho pensato alle carrozze, alla gente in giro per strada a piedi coi loro cappelli, ai contadini che portavano le loro merci ai mercati, alle botteghe artigiane, ai cieli puliti e alle strade silenziose dove i bambini potevano correre indisturbati e gli uomini ragionare di stagioni e semine.
Ho carpito la felicità in quel secondo e l'ho tenuta dentro come merce preziosa.
La tirerò fuori quando ne avrò bisogno in momenti di carestia di allegria.
Da quel momento l'adrenalina si è trasformata in energia e anche se le palle, nonostante selle e protezioni, già mi facevano male la festa ha avuto inizio.
Anna Chiox è partita come Eddie Mercx alla Milano-Sanremo e ha affrontato la salita del Ponte Portone come bere un bicchier d'acqua.
Alle rotatorie si è creato un bell'ingorgo, poi di ritorno Via Petrarca, Stradone Misa, Via Rossini, ma nel complesso non c'era molto traffico.
Molti hanno asserito che il traffico non c'era perchè in realtà siamo noi che alimentiamo gli ingorghi e dato che oggi noi eravamo in bicicletta anche il traffico era più scorrevole.
Beh può essere......
Abbiamo fatto i Portici tentando di intonare due canzonacce e la gente ci guardava sbigottita.
Quelli di cui parlavo prima, i senigalliesi dell'inizio del novecento, avrebbero guardato sbigottiti la colonna di macchine, nel duemila invece si guarda stupiti una colonna di biciclette.
Capita nell'era del Dio motore.
Il giro è continuato verso la Stazione, via Leopardi, Corso Matteotti.
In fondo a Corso Matteotti c'è la Chiesa del Portone.
In quel momento c'era la messa delle sei e il prete, dato che le porte erano aperte, dall'altare ha visto un serpentone di bici arrivare da Corso Matteotti e ha temuto per un'attimo che volessimo entrare (lo ha confidato lui ad Anna Chiox).
Il giro è continuato alla Coop, via Rovereto, via Mercantini, viale 4 novembre, via Leopardi, via Pisacane.
All'altezza di via Pisacane siamo passati davanti ad un negozio di fiori, quello davanti alla Fagnani.
C'erano numerose mimose in esposizione e io da solito deficente ho cacciato un urlo nel silenzio del traffico bloccato: "RAGAZZI ASSALTIAMO IL NEGOZIO DI FIORI, FREGHIAMO TUTTE LE MIMOSE.....".
Mezzo secondo dopo esce la fioraia con gli occhi sbarrati e io dispenso rassicurazioni..... "Tranquilla oggi ti risparmiamo".
Torniamo ai portici, torniamo in Corso 2 giugno e facciamo la parata a piedi fino al punto di partenza in Piazza Roma.
Si addenta qualche ciambellone e si gusta del buon vino per ritemprarsi dalle fatiche della pedalata.
Il vino scorre a fiumi dicevo, non per me però che tra i miei pregi ho anche quello dell'analcolismo.
La donna con bandiera di Guevara me lo offre e io lo rifiuto dicendo che non bevo.
Lei mi guarda come fossi un alieno ed esclama "Dalla faccia non lo avrei mai detto".
Non so se prenderlo come un complimento o come il contrario....mah.
Siamo ai saluti finali, ai progetti futuri, ai complimenti nei miei confronti che giudico estremamente fuori luogo in quanto considerò questa iniziativa di tutti noi, anche se io, Chiox e Laura forse ci abbiamo speso un po' più di energie, ma solo perchè era la prima volta e bisognava divulgare.
La prossima volta basterà mandare una mail e fare un volantino ed il gioco sarà fatto.
Purtroppo non c'è stata la parte musicale anche perchè non è facile venire in bici e portare gli strumenti, specialmente se uno suona l'organo a canne.
Saluto tutti e saluto Chiox, che come dicevo insieme a Laura è stato mio compagno di merende e allestimento.
Quest'uomo, che ha la casa più bella di tutta Senigallia e forse della val Misa (il frigorifero è una vera e propria opera d'arte), aveva gli occhi che gli brillavano e ci siamo dati un cinque di esultanza alla fine.
Ci abbiamo creduto in questa cosa, e non perchè ci aspettavamo un tornaconto....anzi.
Ci abbiamo creduto e abbiamo ambiziosi progetti futuri.
Vorremmo fare in modo che quello scorcio di città che ha preso forma davanti alle nostre ruote con le macchine alle spalle non diventi solo un eccezione causata da un'accolita di pazzi.
Tornando a casa ho caricato sul sellino anteriore mia figlia Arianna e sono andato a prendere due pizze da asporto.
Lungo Corso Matteotti, in bici, con mia figlia dietro e le pizze in mano ho pensato: "Certo che se avevo la macchina non mi sarei macchiato con l'olio della pizza tutto il giubbotto......".
Quilly





