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sabato, 26 gennaio 2008
author: quilly @ 09:59
category: inter, la buga
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A Senigallia esiste un locale refrattario alle mode, alle tendenze, ai trend, alle strategie di marketing e a tutto ciò che è pensato a tavolino da architetti e designer dei miei coglioni.
Questo locale è La Buga.
La Buga non si chiama ovviamente così, ma il vero nome non lo ricorda nessuno (io si ma non lo dico nemmeno se mi torturano).
E' situato sul lungomare nei sotteranei di un albergo di quart'ordine ed è un locale piccolissimo che però non si sa come arriva a contenere durante una partita di cartello anche un migliaio di persone.
A volte si sente urlare dal bagno: "Graziella mi porti un Boloni? Sono seduto sopra lo sciaquone!".
In altri momenti si vede spuntare una mano da dietro le slot che afferra una birra......
La Buga è l'unico locale di Senigallia sotto il livello del mare, nonchè l'unico locale in cui se il gestore mentre fa i panini guarda fuori dal finestrotto vede il numero di scarpe di quelli che camminano sul marciapiede, nonchè se la turista di Brescia ha il perizoma o le mutande o niente......
Il locale è gestito da sempre da L un elegante signore sulla cinquantina, (mi sono tenuto basso) e dalla sua consorte G detta Mimma.
L lo conosciamo bene perchè a cavallo tra gli '80 e i '90 un'infinità di volte abbiamo chiuso il locale insieme a lui.
Eravamo io, il Torre, Bui, LO, MaxT e altri che ci sorbivamo le sue storie su quando faceva il paracadutista con la sua aria imperturbabile e da chi ne ha viste di tutti i colori.
Ai tempi L era presidente della gloriosa US Vigor e noi eravamo tifosi che non ci perdevamo una partita.
Sarebbe come ai giorni nostri se un tifoso del Milan passasse le sue serate a dialogare con Berlusconi di quando faceva il pianista sulle navi da crociera.
A proposito di paracadutismo ricordo quando raccontò a me e al Torre di quella volta che un suo commilitone si gettò dall'aereo col paracadute, andò nel pallone e non riuscì ad aprirlo perchè gli si ingavinarono i lacci.
Logicamente si spiaccicò per terra e morì.
Finito il racconto al solito senza il minimo trasporto emotivo L. si girò verso di noi ed esclamò:
"Per me fu suicidio".
Non poteva concepire che uno fosse andato in crisi e avesse perso la testa.....perchè lui era ed è un freddo che non perde mai la calma.
Quando con qualche amico ci davamo appuntamento alla Buga, e costui non sapeva dove si trovava, glielo spiegavamo in maniera molto semplice.
Gli dicevamo: "Tu vai dalla Rotonda verso Ancona, ad un certo punto arrivato ai campi da tennis del Ponte Rosso senti un odore pregnante di Hamburger sfrigolato, cipolle bruciacchiate, ketchup e majonese insieme, lo segui finchè l'odore non si solidifica, guardi in basso vedi tre scalini e una porta a vetro con dei tabelloni di flipper a fianco. Bene apri la porta e dentro troverai la Buga.
Il menù della Buga era variegatissimo.
I Panini Caldi, tanto in voga negli anni '80 erano la specialità della casa, ma da allora il menù è rimasto praticamente identico.
Lo Special ad esempio era un Hamburger a 2 piani.
Questo mitico panino era stato testato a Cape Canaveral come alimento da propinare agli astronauti dello Shuttle Columbia prima di una qualche missione astrale.
Una volta mangiato quello del resto, l'equipaggio della navicella poteva tranquillamente rimanere senza cibarsi per l'intera durata della missione.
Oltre agli ingredienti classici dell'hamburger conteneva un ingrediente segreto chiamato "Misto della casa" che conoscevano solo L. e sua moglie.
Il foglietto con la formula segreta in dialetto senigalliese era stato scritto in grafia incomprensibile su un tovagliolo di carta con la scritta Saccaria e chiuso in una cassetta di sicurezza della Bank of America.
Tante notti mi sono svegliato sul letto con la voglia di Special.
Altri panini storici erano il Boloni, il Jolly, l'Ham and Cheese, e tanti altri di cui non ricordo i nomi.
So che ne ho spazzolati qualche migliaio.
Con l'avvento delle Pay per View poi La Buga divenne la sala Tv per eccellenza.
Quello che mi accadde durante un Inter-Juve però lo voglio raccontare.
La Buga era un feudo juventino tipo Villar Perosa.
Quella sera era il campionato 2001/02 mi pare, si giocava un Inter-Juve.
A quei tempi la Juve era assai forte, l'Inter però era prima in classifica e avrebbe perso tutto all'ultima giornata nel fatale 5 maggio.
Alla Buga c'erano un migliaio di persone e i miei due amici interisti che dovevano venire mi avevano bidonato alla grande.
Mi guardavo intorno e vedevo solo bianconeri.
L . aveva già iniziato a martirizzarmi con le sue battute al vetriolo sull'Inter, quindi tutti gli astanti sapevano che io ero l'unico interista della sala.
Iniziò la partita e l'Inter segnò subito con Seedorf.
Dopo pochi minuti pareggiò Trezeguet meritatamente e gli astanti iniziarono a guardarmi male.
Tutti tranne un tizio alla mia destra che stava li buono buono. Era interista pure lui lo capì dalle sue occhiate di comprensione.
Ad un certo punto della partita il croato Tudor portò meritatamente la Juve in vantaggio e io, che tra l'altro ero solo, iniziai a ricevere le battutine di Lidio e quelle indiretti degli juventini presenti.
Fu un calvario, la Juve ci ammazzò in lungo e in largo ebbe cento occasioni da goal ma non riusci a segnare.
L'Inter dal canto suo non impensierì mai i bianconeri tanto che i gobbacci presenti cantavano vittoria abbondantemente prima che l'arbitro fischiasse la fine.
Al 48' quando già la gente prendeva i cappotti, l'Inter prese palla con Seedorf, a dieci secondi dalla fine, pochi metri più avanti del centrocampo.
L'olandese alzò gli occhi e da circa quaranta metri lasciò partire un tiro terrificante, un missile terra aria che si insaccò preciso come un orologio svizzero nell'incorcio dei pali alla sinistra di Buffon vanamente proteso in tuffo.
Io e il mio compagno di panca ci trovammo sopra il tavolo avvinghiati che ballavamo e urlavamo "Goool, Gooool".
Dopo circa venti secondi ci fermammo e vedemmo attorno a noi cento monoliti tipo Stonehenge completamente immobili.
L aveva il bicchiere sotto lo spinatore con la birra che fuoriusciva a litri e litri.
A quel punto mi girai verso gli astanti e urlai "Attaccatevi al cazzo brutti juventini di merda!" e scappai come un coniglio inseguito dai setter del cacciatore.
Dal finestrotto vidi la gente imbufalita come in un arena di gladiatori.
Saltai sul motorino e me ne andai a casa dove feci una doccia dal momento che ero madido di sudore.
La settimana dopo tornai lì per pagare il conto dato che la fuga mi aveva impedito di soffermarmi alla cassa.
Trovai L. ancora sullo spinatore con la birra che fuoriusciva a litri e litri.
La Buga è stato per anni la mia seconda casa e come dicevo sopra, non ha mai seguito le mode del momento con arredamenti particolari, musica di tendenza e design innovativi.
Alla Buga trovi una panca di legno, un mazzo di carte, un sacco di buoni panini, un proprietario che non ha tanta voglia di discorrere e una clientela che va dal ragazzino di 14 anni al signore di 80 che gioca a scala 40.
Sono anni che non vado, forse da quell'Inter-Juve ma presto ci farò un salto per constatare, come spero, che nulla sia cambiato.