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venerdì, 21 agosto 2009
author: quilly @ 14:54
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La seguente poesia nasce in una mattina afosa d'agosto, fermo sul divano a guardare fisso il muro della cucina davanti a me.
E un pensiero a tutti coloro che ce l'hanno quasi fatta, a tutti quelli che hanno messo le mani su un momento di gloria ma non hanno avuto la grinta di stringere, a chi è arrivato a un passo dalla felicità ma si è fermato lì.
Sembra una poesia triste, ribaltata però da un finale ottimista.
Quando ho scritto l'ultima riga ho pensato a tutte quelle persone che ci fanno stare bene, che ci fanno sentire vincenti anche se la nostra vita forse dice il contrario.
Stavolta non ho messo parolacce ma giuro che dalla prossima volta si ricomincia con il linguaggio da bar...


LA BALLATA DEL PERDENTE (Poesia semiseria)

Lo so sono un perdente, un perdente di successo
di quei che se gli scappa non arrivano al cesso
di quelli con la schedina del sei all'enalotto
lasciata scolorire nel fondo di un cruscotto

Lo so sono un perdente che vincere non sa
perchè ha quasi paura dell'ebrezza che da
per vincere lo sai ci vuole anche costanza
tenacia, amor di vivere, capacità e speranza

Ma se per puro caso mi trovo a giocar tutto
mi tremano le mani e di certo faccio il botto
non so giocare a poker mi vedono le carte
non so neanche rincorrere un autobus che parte

Son come il corridore che alla vista del traguardo
gli divora le gambe un demone bastardo
e lo lascia di sasso a pochi metri dalla linea
lo frega l'avversario con volata fulminea

Io son come il torero che dal toro è incornato
come il ladro di polli che viene incarcerato
son come il cacciatore inseguito dalla preda
mi tolgono la sedia prima che io mi sieda

Lo so sono un perdente rifuggo la vittoria
dell'ultimo successo ho perso la memoria
e' questo il mio destino, di quelli come me
sarei proprio un perdente se non avessi te..

Quilly
sabato, 15 agosto 2009
author: quilly @ 09:26
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Foto A.Cesanelli

A quel tempo Senigallia mi sembrava New York.
E' la città in cui sono nato, senza problemi, estratto dal dottor Massaccesi il 23 Febbraio 1968.
Mio padre era di Bettolelle, la frazione più a Ovest del Comune al confine con Ostra. Mia madre abitava nella sponda pesarese del fiume Cesano, a poche centinaia di metri da dove ora c'è l'Ipercoop.
Vivevamo tutti lì in una casa di campagna coi nonni contadini e con le vacche da latte a pochi metri dalla cucina. Mio nonno mungeva e caricava la bicicletta di quei contenitori metallici, portando in tutta Marotta, con qualsiasi tempo, il prezioso liquido bianco che serviva per la colazione dei bambini, altro che distributori di latte crudo.. Al ritorno il duro lavoro dei campi.

I miei avevano un negozio di frutta e verdura a Senigallia, in via Annibal Caro, Rione Porto. E io facevo la spola tra i campi, sulle sponde del fiume, e il negozio.
Dal Ponte Cesano a Via Annibal Caro, quante volte ho fatto quella strada...
Sicuramente una cifra che si avvicina a centomila. Poi quando iniziai ad andare a scuola (l'asilo lo saltai perchè ero un figlio unico, viziato ed egoista e non volevo stare da solo senza mamma e babbo) prendemmo in affitto la casa che stava sopra il negozio che gestivamo. A sei anni divenni cittadino senigalliese a tutti gli effetti.

Il Rione Porto di allora non era come oggi. Se passava per strada una persona di un colore diverso, la gente chiamava i vicini e i parenti per farglielo vedere e noi andavamo a scuola a piedi attraversando la città. A otto anni.
C'era Marino il falegname, che mi chiamava Carnera (ignoro il perchè) e quando pedalava per la via con la sua bicicletta, che prima di salirci dovevi fare l'antitetanica, dispensava saluti e battute a tutti che lo sentivano fino al duomo per via di quella voce baritonale che superava la barriera del suono. A sei anni diventai cittadino senigalliese ma lo sono sempre stato.

Io e Senigallia siamo una cosa sola. Dalla mia casa di Marotta che è quasi Cesano, guardavo sempre verso sud. La mia vita è sempre stata qui.
Amo Senigallia di un amore folle che non si può spiegare, come quello che riservi a una donna che cerchi tutta la vita e finalmente la trovi.

Non sono senigalliese al cento per cento, e qualcuno a volte me lo fa notare dicendo che sono un importato. Anche la mia inflessione ha qualcosa di un po' più nordico che assomiglia al romagnolo. Sono i geni marottesi che a volte si affacciano. Me ne sbatto.

Non c'è stato, credo un giorno nella mia vita che io non abbia messo piede in questa città. Da dieci anni poi ci ho messo su famiglia e ci vivo stabilmente. Certo a volte mi manca il canto notturno dei grilli e il cinguettare degli uccellini della sponda del fiume dove ho vissuto ventinove anni. Ma questa è casa mia da sempre.

Nella mia mente c'è troppa roba che mi lega a questa città apparentemente pigra e normale. Quando cammino da Porta Fano alla città e sono sul ponte del corso vedo la città ai miei piedi. Provo dei brividi anche dopo quarant'anni dalla prima volta. Alle mie spalle la parte vecchia popolare e ora multietnica ma sempre strepitosa coi suoi vicoli e le sue stradine. Al mio fianco il fiume che specialmente di notte con le luci riflesse diventa una striscia luminosa. Davanti il corso coi suoi palazzi antichi, le sue chiese, le sue piazze, la sua gente.

Gente avara, pettegola, senza iniziativa, ma anche solidale, rispettosa, tranquilla e a tratti persino allegra.
Il senigalliese è così. Non si ammazzerà mai di fatica, ma non avrà mai le pezze al culo. Fingerà distacco ma ti darà una mano nel momento del bisogno. Non ti salterà mai con le braccia al collo ma non ti lascerà nella merda. Il senigalliese vive bene, ma non lavorerà mai venti ore al giorno per diventare il più ricco del cimitero.

Quando vado al porto poi, alla punta del molo, con il mare davanti che ti fa sentire i suoi spruzzi e mi giro dietro, vedo veramente una città indimenticabile.
Ma forse capita solo a me che ne conosco ogni singolo mattone e la vivo da sempre. Senigallia e io siamo una sola cosa. Io e questa gente siamo una sola cosa. Con tutti i loro difetti e le loro manie, io li amo così, anche se a volte mi stanno sul cazzo per i loro lamenti e le loro fisime.

Ed è per questo che a volte sto male quando si fa scempio di questo territorio a favore della speculazione edilizia o quando si fa diventare la città un immenso parcheggio maleodorante invaso di macchine e pseudo-macchine.
E' per questo che mi rattristo quando un vecchio negoziante abbassa la saracinesca per far posto a un wine-bar, a una finanziaria, o a un assicurazione, perchè è un po' dell'anima della città che muore.
E' per questo che rifiuto progetti faraonici che la faranno diventare una città diversa, secondo me molto peggiore. Secondo me.

Ed è per questo che quando se ne va gente come Vinicio Mandolini, una delle colonne della senigalliesità non si può non essere in lutto cittadino. Vinicio Mandolini era l'anima popolare del Rione Porto e dei Mazzamurei, il nostro gruppo dialettale per eccellenza. Autore e scrittore rappresentava la quinta essenza della senigalliesità. E' morto il giorno in cui iniziava la Festa del Rione Porto, una festa credo ideata da lui, e non può essere una coincidenza.

Questo post l'ho buttato giù pensando a lui. Non lo conoscevo personalmente ma ho visto infinite commedie da lui interpretate o scritte e ho sempre riso come un pazzo. Non lo conoscevo ma lo vedevo spesso alla porta del suo negozio scherzare amabilmente coi passanti. E me lo ricordo nella scuola che frequentavo ( si fa per dire) e dove lui lavorava.

Nessuno era come loro nel rappresentare sopra un palco la vita senigalliese. Nessuno lo sarà mai. Vinicio mi ha fatto amare ancora di più questa città.
Questa città che adoravo comunque perchè è la mia e sono felice tutte le volte che penso al valore di ogni singolo giorno passato qui.


domenica, 09 agosto 2009
author: quilly @ 09:43
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La seguente poesia ha avuto l'onore di chiudere la rassegna "Poesie nel silenzio" presso la chiesetta di Montedoro nei pressi di Scapezzano. La solita serata, le solite stelle e la usuale luna piena. Gente su un prato a chiacchierare, a sognare, a rimirare il firmamento....
I soliti sublimi musici Alberto Pancotti, Roberto Chiostergi e Colello Marcheselli.
Il solito fine dicitore Mauro Pierfederici. Tutto bello come sempre. Toccherebbe andarci più spesso sulla spianata di Montedoro, anche quando non ci sono le poesie, solo per star seduti li a terra a parlare di niente...lontano dal trambusto cittadino.


NUDISTI AL CESANO

"Ci sono le Piramidi ma ndo sono i Faraoni?
Vedo solo culi e tette e piselli a penzoloni
han fatto diventare un bel posto da turisti
un punto di ritrovo per zozzoni naturisti

C'è Sodoma e Gomorra alla foce del Cesano
e l'eco dello scandalo è arrivato fino a Fano
in mezzo a quei canneti succede un quarantotto
tra un sibilo di biscia e un salto d'un ciambotto

Qua non si campa più mi affaccio dal balcone
e vedo tutto ignudo un ragioniere di Riccione
e capita sovente che porto a spasso il cagnolino
e scorgo chiappe al vento un dentista di Torino

quando mi reco in strada a buttar via la monnezza
vedo con poppe al vento una PR di Aci Trezza
e assieme a lei impavida quasi senza vergogna
ci mostra le sue grazie una precaria di Bologna

vabbe io sto a un chilometro però c'ho l'cannocchiale
e poi questa notizia è uscita sul giornale
se voglio girar nudi vadano a casa loro
ci sono anche i bambini CRIBBIO un po di decoro"

A sto punto un signore che assiste alla baraonda
alza timido il dito e pone una domanda:
 "Avete le Piramidi, quelle son un oltraggio
non è certo un cazzo all'aria che deturpa il paesaggio

e poi se vuol vedere la vera volgarità
guardi un telegiornale o qualche pubblicità
ed è molto piu volgare questo Grande Fratello
che un avvocato di treviso che porta a spasso il suo uccello

e inoltre un licaone, una zebra, un elefante,
mi dica la verità li ha mai visti in mutande
oppure una giraffa, una leonessa o un ragno
li ha mai visti passeggiare in costume da bagno?

anche noi siamo animali e forse dei peggiori
non è certo un vestito che ci rende migliori
abbandoniamo i cani, e pratichiamo la caccia
invece delle chiappe....copriamoci la faccia...

Quilly
domenica, 02 agosto 2009
author: quilly @ 08:33
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AFFITTA ANCHE TU UN GIGOLO' E UN TRANS PER LE TUE FESTE SADOMASO

C'è chi vende di tutto. Loro vendono i loro corpacci abusati da una vita dissoluta.
Lavorano sempre in coppia, e che coppia.

Lui è Luca Lucacecco romano anni 32 ma ne dimostra 48, fan del mago Oronzo e della Pajata ama il sesso pigro (gli piace stare sotto), le canzoni di Lando Fiorini , i sonetti di Trilussa e scoreggiare nei luoghi affollati dando la colpa all'amico che è con lui al grido di "Aho te l'avevo detto de nun esaggerà coi fagioli co le cotiche....a stronzo!".
Già tronista di Uomini e Donne, nella sua vita sregolata ha fatto svariati lavori tra i quali il domatore di cammelli in Angola, l'ammaestratore di lombrichi a Varese, il beniznaio e il camionista (due lavori che quando uno dice ha fatto svariati lavori nella sua vita ci entrano sempre di buon diritto), il venditore di ferri da stiro porta a porta e il cassiere in un hard discount.

Maria De Filippi lo notò in una discoteca di Tor di Quinto mentre faceva il numero del rumore della scorreggia con la mano sotto l'ascella.
Fu amore a prima vista. Uno così meritava il trono. E anche lo scettro. Tra capo e collo.
Appena seduto sul trono ha salutato tutti con un rutto roboante e ha esordito dicendo: "Faccio un lavoro che mme piace. Vendo er mio corpo assieme alla mia partner. Famo de tutto però ar culo nun me ce lo devono da mette, perchè a me nun me piace. Vado anche alle feste gaie perchè nno, però cammino sempre cor culo attaccato alla parete aho.....Stronzo si ma scemo no....a fijo de na mignotta!
Ammanettateme, bendateme, frustateme, ma nun me lo piazzate là perchè sennò divento na Bbestia.
L'unica volta che ho ceduto è stato a n'orgia organizzata da ducento camionisti olandesi gay. Lì proprio nun c'è stato gnente da fa......"

Lei è Andrew "Tina" Scaloni, anni indefiniti. Nella sua vita precedente e maschile, ispettore di polizia per il BBPD Borgo Bicchia Police Department. Poi un giorno guardandosi allo specchio la folgorazione.
Questa coscia flessuosa e lunga come un autostrada, non ci stava bene per un cazzo in un corpo rude e mascolino. Ecco quindi il salto della quaja.... Un taglio netto col passato ed ecco la Tina di oggi.

Marchigiana di nascita, vive a Roma per stare vicino al suo uomo-partner-pigmaglione-manager Luca Lucacecco.
Ama vestirsi di rosso e tingersi di biondo. Adora gli uccelli ti tutti i tipi, dal colibrì al condor pasa, anche se per il condor pasa ha una certa predilezione. Vota da sempre per il Pdl e frequenta o per lo meno frequentava assiduamente Villa Certosa, dove nelle feste organizzate da Tarantini faceva il suo numero col suo partner strabiliando la platea di zoc..... di ragazze e capi di stato presenti.
Il suo show consisteva nel tastare bendata le patte degli astanti fino a riconoscere la patta di Topolanek.
Una volta si sfiorò l'incidente diplomatico quando arrivata davanti al premier gli tastò la testa e disse "ma chi cazzo ha portato i bambini....?".
Da allora le frequentazioni si fecero meno assidue e gli spettacolini furono relegati in cantina per i domestici cingalesi.

In realtà a Lucacecco quelle feste non sono mai piaciute: "Al Quasar de CentoCelle c'è gente assai più distinta de sti stronzi de mmerda".
"E poi m'avevano promesso ducento euro, na stecca de Camel, de condonamme na capannetta pe l'attrezzi e de candidamme al consiglio circoscrizionale de Tor Pignattara e invece.....stocazzo!"

Ma la vendetta è un piatto che va servito freddo. Luca e Tina hanno venduto la registrazione degli amplessi nel lettone grande di Putin ad un noto magazine "Uomini e Tope", peccato che si sentano in gran parte solo rutti e scorregge oltre al padrone di casa che fa il fenomeno su una piramide egizia a grandezza naturale che tiene in cantina.

Comunque ora Luca e Tina sono di nuovo sul mercato dopo le disavventure politico-erotiche.
Li trovate all'agenzia "Maiali e bagasce" gestita dal noto talent scout erotico Libero De Pravati.
L'affitto del duo per una sera costa 13 euro iva inclusa e la coppia garantisce i seguenti numeri.

Missionario sui chiodi.
Pissing estremo.
Salto dall'armadio su Tina a pecora.
Carriola messicana.
Il volo dell'airone.
Trapano rovente (con trapano vero).
Lattex.
Lotta nel fango.
Gara di rutti.

Per info: 800 69 69 69 69 69

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