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lunedì, 27 luglio 2009
author: quilly @ 00:11
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Grazie ragazzi.......

domenica, 19 luglio 2009
author: quilly @ 09:37
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DSCN0049 (Medium)

Filippo è un istituzione dei Bagni 74. Il mese di Luglio non inizia senza di lui.

Arriva con il suo incedere incerto e il suo cappellino bianco. Lo conosco da quasi venticinque anni (porca troia!) e non è cambiato per nulla, ha solo qualche capello in meno.

Filippo ha 43 anni, ma il cuore di un bambino e la purezza interiore di una persona che proviene da un altro pianeta. Viene da Gubbio, città medievale dell'Umbria e ama la sua città al di sopra di ogni altra cosa.

Ogni anno al suo arrivo ai bagni Filippo saluta tutti i clienti uno ad uno.
Quelli che non conosce profondamente li tratta con deferenza e gli da del Lei anche se hanno quattordici anni.

Ricordo la volta in cui gli presentammo il nostro amico Davide che noi soprannominavamo "Pacciani" in omaggio al celebre contadino accusato di essere il mostro di Firenze. Premetto che questo soprannome faceva letteralmente imbestialire Davide, non gli piaceva proprio.
Qualche giorno dopo lungo la passerella, Filippo incontra Davide e lo saluta con un cerimonioso "Buongiorno signor Davide..". Il nostro amico Massimo anche lui nei pressi, si rivolge a Filippo dicendogli "Ma quale signor Davide, questo è uno del nostro gruppo, basta con questo Lei..Filippo....".
Filippo ci pensa un attimo guarda Davide ed esclama "Ciao Pacciani!".
Le nostre risate arrivarono fino alla Rotonda e ancor oggi ricordando l'aneddoto ci sganasciamo.

Ci parla poi per un paio di giorni di seguito di tutti i risultati e classifiche di tutte le squadre egubine di qualsiasi sport. Tende ad accantonare abbastanza velocemente i racconti di quelle compagini che non hanno avuto una grande stagione, magari culminata in una retrocessione, mentre ricama per ore su quelle squadre che hanno vinto il campionato.

E' tifoso anche del Torino, l'unico dei bagni, e per noi è stata una gran delusione sapere che da bambino tifava per la Juve che però gli è rimasta un po' nel cuore. Quest'anno il Toro è retrocesso e quindi l'argomento è abbastanza tabù. A volte lo incalziamo cercando di farlo parlare della sua attività di impenitente donnaiolo, ma lui non si sbottona mai. Dice solo con la sua voce inconfondibile: "A Gubbio mi chiamano vecchio volpone....".

Ogni anno inoltre, Filippo tenta di battere il record di bagni effettuati l'anno prima. Non si capisce come ma da quarantatre anni batte il record dell'anno precedente, anche quando a Luglio piove tutto il mese. Di solito supera ampiamente i 120 bagni ma se lo chiedete a lui vi dirà ad inizio mese "Quest'anno Simone sarà quel che sarà, vivo alla giornata, perchè io sono na persona umile, senza grilli per la testa, se riesco a battere il record bene, altrimenti so' contento lo stesso.".

Anni fa gli facemmo credere che a fine mese avrebbe dovuto offrirci una cena di saluto. Fingemmo di telefonare a Carlo in sua presenza, di ordinare una cena di pesce e di dire che sarebbe passato a pagare un tal Filippo con nome, cognome e indirizzo. Gli ultimi giorni per il povero Filippo furono un calvario. Ci disse che lui era povero, che gli dispiaceva e che non poteva permetterselo perchè non guadagnava molti soldi dal momento che si limitava a dare una mano in parrocchia ogni tanto. Fummo stronzi ma non se ne ebbe a male.

Pochi giorni fa abbiamo tentato di fargli confessare la sua predilezione per i film trash tipo Edvige Fenech o Gloria Guida. Niente da fare, un muro. Ieri abbiamo cercato di fargli dire quale squadra di calcio proprio non sopporta....dopo ore abbiamo strappato una timida antipatia verso Jesi e Fabriano.

Quando eravamo più ragazzini giocavamo ai rigori e lui si metteva li in porta e si autofaceva la telecronaca tipo "Ecco Marchegiani che si posiziona tra i pali mentre Bobo Vieri prende la rincorsa...". Un mito. A volte non ho voglia di starlo a sentire nei suoi bollettini di calciomercato e lo pianto lì da stronzo quale sono, ma lui non se la prende mai.

Anni fa gli ho regalato la foto grande della Vigor autografata da tutti i giocatori. La tiene ancora in camera ed è metà di pellegrinaggio per tutti quelli che lo vanno a trovare. Filippo è un istituzione dei Bagni 74, e tutti gli vogliono bene.

Da lui ho imparato molte cose.
Ho imparato che si può avere una vita normale anche partendo da un po' più indietro.
Ho imparato l'educazione e le buone maniere che non ho mai conosciuto.
Ho imparato che un amico è un amico anche se non è proprio uguale a te.
Ho imparato che non bisogna mollare mai anche quando la vita ti sembra avversa.
Non ho mai visto, e sottolineo mai, Filippo infelice.
Non gli ho mai visto scomparire quell'inossidabile smorfia-sorriso.
Spero che non ci perderemo mai di vista anche quando la vita ci potrà portare lontano.
lunedì, 13 luglio 2009
author: quilly @ 21:18
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Questo blog aderisce allo sciopero dei blogger italiani contro il DDL Alfano che limita fortemente la libertà d'opinione di tutti coloro che usano la rete per informare, condividere, divulgare opinioni e notizie.
Questa legge è l'ennesimo maldestro tentativo di imbavagliare l'informazione in rete.
Con l'obbligo di rettifica, ogni blogger che divulga una notizia o fa informazione è obbligato a rettificarla su richiesta della parte in causa, entro 48 ore, pena una sanzione pecunaria fino a 13000 euro.
E' chiaro che davanti a questa legge assurda, nessuno scriverà più nulla.
Per questo è nato Diritto alla Rete, un forum dove tutti i blogger manifestano la loro contrarietà alla legge mandando la loro foto imbavagliati.
Domani 14 Luglio 2009, ci sarà una manifestazione nazionale in Piazza Navona (dettagli sul sito).
Anche a Senigallia i blogger manifesteranno la loro contrarietà a questa legge presentandosi imbavagliati in Piazza Roma alle ore 19.
Chiunque fosse contrario al DDL Bavaglio, si presenti alle ore 19 in Piazza Roma munito di bavaglio.

INTERVENITE NUMEROSI

 

mercoledì, 08 luglio 2009
author: quilly @ 23:47
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ERA MIO PADRE
di Quilly

 Siamo nella città di Pergola a metà degli anni '80. Io e mio padre ambulanti. Io gli do una mano, poco meno che ventenne.
 
E' estate. Nella bancarella a fianco alla nostra c'è Mohamed, cittadino marocchino che da anni vive in Italia a Umbertide. Vende dischi, audiocassette, magliette, il classico banco da Fiera di paese. Tenta di sbarcare il lunario con dignità, ma è perfettamente integrato in Umbria dove vive. Con lui una mattina si presenta Nadir.

Nadir è un bambino di poco più di dieci anni. I capelli arruffati e neri che quasi sembrano blu. Meduse che si ribellano in testa, spessi come chiodi. La pelle scura, gli occhi neri e grandi, i denti bianchissimi in un viso magro e affilato.

Nadir è lo zio Mohamed sono di una stirpe di una bellezza che lascia di sasso. Mohamed ha uno sguardo di fuoco che sembra tagliarti a fette. Sembra un guerriero berbero pronto alla battaglia. I suoi occhi ti trapassano come una spada. Nadir invece mi ricorda un cucciolo, con gli occhi spalancati e incantati, accompagnati sempre da un velo di allegra tristezza. Mio padre scherza con lo sconosciuto Nadir, come è suo solito. Mohamed ci spiega che il ragazzo è figlio di suo fratello che, in Marocco, è venuto a mancare da pochi giorni.

Lo zio non lo coccola. Lo tiene a distanza, lo redarguisce, lo comanda, lo bada. Nadir con l'eterno sorriso stampato sul volto però non ha bisogno di alcun rimprovero nè di nessuna guida, è l'emblema della bontà. Mio padre è anche lui orfano di padre dall'età di tre anni. Vedo che guarda il bambino senza parlare ma la sua bocca accenna un sorriso.

Mio padre è stato emigrante. In mia presenza non l'ho mai sentito pronunciare una frase razzista. Non l'ho mai sentito dire frasi del tipo: "Questi qua se ne devono tornare a casa". Fare il muratore per 12 anni in Svizzera, significa capire che quando uno ha fame cerca di mangiare, non c'è pezzo di carta che tenga. E' questo che mi ha sempre insegnato. Ad un certo punto Nadir fa qualcosa di cui non ci accorgiamo, probabilmente fa cadere un disco o rompe involontariamente un qualche oggetto.

Lo zio con fermezza, ma con uno sguardo che mi fa quasi svenire, inizia in lingua araba a rimproverarlo con durezza. I due sono su due livelli distanti anni luce. Lo zio comanda, il nipote deve obbedire, il resto non conta. Mentre parla, Mohamed gli punta il dito contro senza apparentemente considerare che suo fratello è morto da pochi giorni e che il ragazzo, forse, merita comprensione. La vita è dura e continua.

Davanti allo zio che con calma ma con severità lo rimproverà, Nadir mantiene i suoi enormi occhi spalancati e attenti, e un espressione di autentico dispiacere, ma sempre affiancata da un indistruttibile sorriso triste. Io osservo la scena quasi con rabbia, ma mi guardo bene dal muovere un muscolo. Mi giro verso mio padre e vedo che piange.

In silenzio. In pochi secondi gli è piovuto addosso un passato che è troppo uguale a quello di Nadir. Si asciuga le lacrime e l'unica cosa che riesce a dire è "Por fiol...", "Povero bambino..". Lo zio capisce il nostro stupore e più tardi ci spiega che nella loro cultura tutto ciò che è successo è normale. Non c'è molto spazio per la compassione nè per le moine. In Africa o in Marocco la dura vita di tutti i giorni lascia poco spazio per i sentimentalismi. Nadir ci guarda e noi due, io e mio padre, gli lanciamo delle occhiate come per dire "Non è niente dai non ci fare caso". Poi mio padre guarda me e io guardo lui, e come al solito non ci diciamo niente.

Solo qualche anno dopo, quando un amico di mio padre busserà alla porta dicendoci piangendo che Peppino si è "sentito male" mentre giocava a carte al bar, avrei capito meglio ciò che passò davanti agli occhi di mio padre e di Nadir quel giorno a Pergola...
giovedì, 02 luglio 2009
author: quilly @ 23:12
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Un pomeriggio all'Emporio Pacenti
di Quilly

negozio1

Mia figlia Arianna ha due passioni: i cartoni animati di Disney Channel e l'Emporio Pacenti.
Cos'è l'Emporio Pacenti? Se siete di Senigallia non potete di certo porvi questa domanda, se invece siete di un'altra città, beh allora forse c'è qualche possibilità che non siate a conoscenza di cosa rappresenti l'Emporio per i Senigalliesi.

Potrei definirlo un negozio di giocattoli, ma sarebbe riduttivo. Non è nemmeno un negozio in realtà, è molto di più, un emporio del giocattolo appunto, ovvero un grande punto vendita dove si vendono giochi e giocattoli di qualsiasi tipo.

Il nome Emporio del resto è un nome inusuale per un negozio del Duemila. Mi raccontava Carlo Lancioni, nipote del capostipite, nonchè attuale proprietario e amico di vecchia data dai tempi della scuola che, l'insegna Emporio Q. Pacenti, in passato ha tratto in inganno non pochi clienti e fornitori. E' capitato non di rado di ricevere missive o telegrammi che iniziavano con la frase: "Caro signor Emporio......", questo per dire quanto il termine sia stato allora e ancor più oggi poco usato.

Il motivo di questo nome e' da ricercarsi nel fatto che quando il Signor Pacenti, tre generazioni fa, nel 1938, creò l'Emporio, le merci vendute erano davvero le più varie e i giocattoli solo una piccola parte. Col passar degli anni e delle generazioni, poi i giocattoli hanno preso il sopravvento su tutti gli altri articoli.

Si va dalle biglie per giocare sulla spiaggia fino alle biciclette, passando per le squadre del Subbuteo, gli articoli per giocolieri, i costumi per Carnevale, i peluche, le armi per il Softair, i puzzle, i giochi da tavolo, i videogames, le costruzioni, il modellismo, i DVD....potrei continuare per ore....

Capite ora come mi senta quando porto mia figlia Arianna a passeggiare in centro, per il Corso 2 Giugno. Uno dei primi negozi che si incontrano iniziando il corso dalla cima (il Corso di Senigallia è in Salita e quindi la cima è quella che inizià in Piazza Saffi) è proprio l'Emporio Pacenti, e per Arianna e in parte anche per Viola, la mia figlia minore, ci vorrebbero i paraocchi come quelli che usano i cavalli per impedirgli di vedere i giochi esposti. Io e mia moglie ci pariamo inutilmente davanti alle vetrine dell'Emporio e tentiamo, senza risultati apprezzabili, di indicare i piccioni che volano, il giocoliere a metà corso o un amico che ci saluta da lontano, niente da fare; Arianna ha occhi solo per le grandi vetrine di Pacenti.

Vuole tutto.
La Barbie, i Gormiti, la casa dei Puffi, che come dimensioni ricorda molto il nostro appartamento, i birilli dei giocolieri o il Frisbee... Una volta voleva pure una bicicletta con le rotelle, gliela stavo per comprare ma era, in realtà, stata parcheggiata lì da un tale per la sua bimba e costui mi lanciò uno sguardo poco amichevole.

Sovente devo fare il celerino in assetto anti sommossa e riesco a trascinare via Arianna, che si dimena con furia, dalle vetrine. Le signore anziane del centro, con la piega fatta, il tailleurino pastello con un filino di perle al collo e un lievissimo velo di trucco ci guardano portar via di peso nostra figlia che urla: "Siete cattiviiiiii!" e dando di gomito all'amica sussurrano "Guarda come si deve trattare una povera bambina....".

Io sorrido tutto sudato e trafelato tentando di dire: "Fa sempre così non vi preoccupate..." ma quelle, si evince dalla faccia, maledicono di non aver annotato il numero di telefono Azzurro... A volte però il contenimento non riesce e qualcosa bisogna pur concedere e allora entriamo, io contrariato, e lei felice come un fioraio l' 8 marzo.

Appena entrati però, l'umore di noi padri lentamente inizia a migliorare. In fondo anche noi un tempo quando entravamo da Pacenti eravamo al settimo cielo. Che felicità quando abbiamo comprato il Monopoli, quando abbiamo scelto il pallone da calcio, quando abbiamo acquistato il Risiko per giocare a Natale o quando ci hanno regalato il puzzle da 5000 pezzi che poi abbiamo incorniciato e messo sulla parete della sala (un tempo il soggiorno si chiamava così).

Entravamo lì con nostro padre che ci teneva per mano e non vedevamo l'ora di arrivare a casa per spacchettare il nuovo gioco. Siamo dentro e seguiamo nostra figlia, ma guardiamo l'ultimo Frisbee e pensiamo al primo che abbiamo acquistato che ci eravamo rotti di giocare col coperchio del fustino del Dixan. Ci sono tanti giochi nuovi ma la nostra mente va a Goldrake, a Big Jim, al Piccolo Chimico e a tanti altri oggetti di archeologia ludica che oggi farebbero sganasciare dal ridere anche mia figlia Viola.

Tutti noi padri, quando varchiamo la porta di Pacenti, ritorniamo bambini, sfido chiunque a dire il contrario. Purtroppo la pace dei sensi dura molto poco. Nostra figlia infatti, inizia a tempestarci di richieste indirizzate verso giochi, per comprare i quali, sarebbe necessario accendere un mutuo o stipulare un contratto di leasing, mentre quelli che vorremmo noi "fanno schifo!".

Ci credo, quelli proposti dal sottoscritto costano tutti dai 10 euro in giù. "Papà voglio decidere io che gioco prendere, vuoi decidere sempre tutto tu, ma se il gioco è per me lo devo decidere io altrimenti che regalo è...?" Non fa una piega.

Per fortuna spesso ci vengono a soccorrere le bravissime commesse del negozio, da noi viene sempre la Francy che lavora qui da tanti anni ed è una cara amica. La sua storia d'amore con il mio amico Davide nacque verso la metà degli anni Ottanta proprio sugli scalini di Pacenti e dura ancora oggi come se non fosse passato un giorno. A ripensarci mi viene un groppo in gola....è la vecchiaia.

La Francy, dicevo, ci viene in prezioso aiuto ed è convincente come pochi con l'Arianna. Riesce quasi sempre a indirizzarla verso giochi davvero belli, istruttivi e che Arianna apprezza molto. Io continuo intanto a vagare per il negozio, mi aggiro in particolar modo nei locali del retro, quelli che si affacciano sulla scuola Pascoli. Mi capita nelle mie esplorazioni di sgamare padri che ossevano con malcelata indifferenza le confezioni dei trenini Lima o madri che prendono in braccio splendide bambole accarezzandole estasiate e sognanti i boccoli biondi.

Qui la frenesia del mondo non entra. Qui il frastuono del traffico della città o la luce asettica dei Centri Commerciali sono lontani mille miglia... Questa è una delle poche "botteghe" del centro che ha resistito alla furia omologatrice dei negozi in franchising, delle grandi catene, delle multinazionali, della globalizzazione imbecille.

Carlo è riuscito a superare tutte le tempeste e noi che amiamo i vecchi negozi di un tempo, dove il negoziante è un amico con il quale contrattare, chiacchierare, protestare o congratularsi, gli siamo veramente tanto grati di tenere vivo e in eccellente salute questo pezzo di storia commerciale senigalliese.

Un legame con la storia che non impedisce però a Carlo ed al suo staff di tenere in piedi uno dei migliori siti di shopping online di Senigallia (www.emporiopacenti.it), dal quale riceve e processa ordini da collezionisti e appassionati di tutto il pianeta. Tradizione e modernità quindi in un perfetto mix commerciale.

E' ora di andare a casa, Arianna è appagata dal gioco conquistato e io, seppur alleggerito a livello monetario, sono molto più sereno di quando sono entrato. Diciamolo, l'Emproio Pacenti è un potente antidepressivo senza effetti collaterali (o quasi), valido per tutte le età... Salutiamo Carlo, la Francy e le altre commesse e usciamo fischiettando tenendoci per mano.

Fatti venti metri, però, l'Arianna nove volte su dieci ci chiede: "Papà domani ci torniamo?". Io le rispondo "Ma Arianna siamo appena usciti non hai ancora nemmeno aperto il gioco!". Lei replica impettita incrociando le braccia e girando la testa dall'altra parte: "Papà con te non si può ragionare...!" e tutto ritorna come prima di entrare...
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