"Questo non è il Vietnam! E' il bowling, ci sono delle regole!"
Il grande Lebowski - 1998
Sera. Fine anni '80. Una comitiva di amici si avvia in un antico locale senigalliese sul lungomare dove si beve qualcosa e ci sono cinque splendide piste da bowling.
Mi pare fosse inverno o forse mezza primavera, di certo non estate. Fa parte della compagnia R. autentico personaggio del gruppo di mentecatti che usa in quegli anni ritrovarsi nei muretti davanti al bar Florida nei pressi della Rotonda. R. è un vulcano di iniziative nonostante la modesta statura ed è solito organizzare serate in discotece chiuse per ferie o cene in ristoranti falliti da anni.
Altra sua peculiarità è la puntualità. L'hanno visto spaccare il minuto per appuntamenti importanti, ma sbagliando clamorosamente il giorno, oppure arrivare con ritardi vicini alle due ore in adunate di quaranta persone che lo attendevano con la bava alla bocca ed esclamare "E' tardi..vero?" con un angelico sorriso che avrebbe generato un raptus in un maestro di Yoga tibetano. Quel pomeriggio che ricordo corredato da una noia simile ad un ergastolo forse proprio lui lancia l'idea del bowling. Una partita a bowling in un nebbioso pomeriggio di noia è come un colpo alla nuca per un condannato a morte bendato e legato in una sedia. Ma ci avviamo, convinti che ne so, di trovare il locale in macerie o al posto del bowling un Take Away cinese. Entriamo, e dopo qualche rapida partita a carte il bowling si libera e possiamo entrare in pista noi quattro o cinque sfigati adolescenti del tempo.
Calziamo le scarpe da giocatore di bowling, bicolori bianche e nere o rosse e bianche, tipo quelle di cuoio anni Quaranta. Inizia la partita e noi siamo veramente scarsi. Capita non di rado di fare strike ma nella pista accanto alla nostra perchè la nostra palla invece di procedere in linea retta, data la poca maestria nel maneggiarla rimbalza.
Succede non di rado che qualche fenomeno di noi faccia partire la boccia non in avanti ma all'indietro perchè nello slancio la fa sfuggire dalle dita mettendo a rischio l'incolumità del resto del gruppo seduto nei divanetti retrostanti. Inizia la partita e non avremmo beccato i birilli neanche se fossero stati a mezzo metro da noi e alti come una persona. Allora quel vero genio di Z. decide di movimentare la serata. C'è una sbarra elettronica che una volta che il tiratore ha eseguito il tiro, scende sulla pista e raccoglie i birilli rimasti. Questa sbarra si può azionare dalla consolle che abbiamo a disposizione in cabina di comando.
Ovviamente la sbarra va azionata manualmente qualora ci fosse stato qualche problema o se i fili dei birilli si fossero intrecciati e non durante il tiro del giocatore, altrimenti la palla incoccia nella sbarra facendo un cupo rumore metallico e mandando su tutte le furie il proprietario del locale che di solito accorre abbastanza infervorato a redarguire gli stronzi di turno. R. viene a volte a dire il vero preso un po' di mira e di solito non è il tipo che si incazza. E' il suo turno di tiro e scaglia la boccia con tutta la forza che ha in corpo. Appena la boccia lascia la mano di R. quel fenomeno di Z. aziona il pulsante e la sbarra scende in pista. "Sbaaaaang" la boccia a momenti storce la sbarra. R. ride assieme a noi, il proprietario del bowling si gira ma pensa ad un incidente di percorso. Noi alziamo la mano come per dire che è stato un infortunio e continuiamo la gara.
Turno successivo. R. ripete il tiro ma stavolta con ancora più enfasi e in perfetto stile. Z. preme il pulsante la sbarra scende e lo "Sbang" stavolta è veramente forte. Il padrone si gira capisce che stiamo facendo gli stronzi e lancia la più minacciosa delle occhiate. Non saranno tollerate altre puttanate. R. ride ma stavolta il sorriso è più amaro e condito con un "Dai ragazzi basta che il padrone si incazza...".
Terzo turno di tiro di R. Ce la mette tutta, lascia partire un autentica fucilata e Z. con grande, grandissimo, immenso sprezzo del pericolo preme il pulsante. La sbarra si abbassa e lo "Sbang" stavolta lo sentono dalla Rotonda al Ritz. Tutto il locale si gira verso di noi e il proprietario inizia a correre verso la pista con il cartellino rosso in mano. R. inizia a bestemmiare contro tutti i santi, il sorriso di qualche istante prima è misteriosamente scomparso, mentre noi ci copriamo la faccia non per vergogna o per nasconderci ma per celare le lacrime che ci vengono giù dal ridere. R. maledice Z. e tutto il suo albero genealogico, ci manda tutti quanti affanculo e continuando a bestemmiare asserisce che non vuole avere più niente a che fare con noi, prende il giubbotto e infila l'uscita.
Nel frattempo il padrone è da noi. Fa apprezzamenti sulle nostre madri e sull'integrità del nostro cervello, estrae il cartellino rosso e ci nega il permesso di continuare la partita. Logicamente ha ragione lui, quindi non fiatiamo. La noia si reimpossessa del pomeriggio e quindi di noi. Passiamo le seguenti due ore giocando a carte e a biliardo provando in tutti i modi di bucarne il panno con la stecca. Quando verso le sette e mezza vediamo riapparire R. sull'uscio con la faccia contrita.
Si avvicina al tavolo e RR. un'altro nostro amico inizia a ridere sguaiatamente, diventa tutto rosso e inizia a indicare R. verso il basso e ad urlare a squarciagola "Guardate, quel coglione si è dimenticato di togliere le scarpe da bowling.....". R. ci racconta che ha fatto tutto il lungomare con le scarpe bicolori bianche e rosse ai piedi, è arrivato in città e dopo una trentina di vasche per il corso ha incontrato un suo amico che gli ha detto "R. non è per farmi i cazzi tuoi ma dove cazzo vai con queste scarpe da ballerino di tango". R. che di solito è sempre impeccabile dal taglio di capelli, all'abbigliamento, alle scarpe si sente mancare.
Guardiamo lui contrito, guardiamo le scarpe veramente avulse dal resto del suo look e ridiamo come pazzi senza riuscire a respirare. Piumino Moncler, camicia a quadri, Levi's 501 e........scarpe bicolori bianche e rosse. Il pomeriggio è finito, tutti a casa vedere Domenica Sprint, una cena veloce e poi di nuovo a muffire in qualche localaccio. Per fortuna quel pomeriggio R. e Z. grazie a un paio di scarpe da bowling ci regalarono delle risate che mai più abbiamo dimenticato.






