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martedì, 31 marzo 2009
author: quilly @ 19:07
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A volte mi capita di imbattermi in persone che cercano di catalogare chi hanno davanti. Mi capita nei bar che frequento il mattino, prima di affrontare una giornata di (poco) lavoro di infilarmi in discorsi di politica....da bar con baristi o avventori che non leggono un libro o un giornale dalla quinta elementare e che l'unica trasmissione politica che guardano è "Striscia la Notizia". I più impegnati anche "Porta a Porta".

Capita che queste persone, spesso di destra, o di estrema destra esultino e gioiscano di un barcone di immigrati colati a picco, godano per un romeno arrestato per furto ma siano indifferenti ad un Tanzi o a un Fiorani rilasciati dopo due giorni di galera e messi ai domiciliari dopo aver rubato miliardi di euro. Succede di sentir dire che Montanelli era comunista e che se non ci fosse Berlusconi saremmo nella merda, salvo poi schermirsi dicendo che però "Berlusconi per carità non l'ho mica votato.....io ho votato per la Santanchè".Tutti hanno votato per la Santanchè, che non ci si capacità come abbia potuto prendere il 2% dei voti......

Queste persone quando obbietto che Berlusconi ha troppo potere nelle sue mani, mediatico, economice e politico oppure quando esprimo la mia opinione dicendo che non si dovrebbe gioire davanti alla morte di 500 persone colate a picco in un barcone in mezzo al Mediterraneo, rispondono: "Voi comunisti siete tutti uguali....". Allora mi fermo un'attimo e mi domando tra me e me: "Io non sono comunista, ma allora cosa sono?". Sono stato forse comunista a quindici anni, quando morì Berlinguer, perchè allora credevo che il mondo fosse diviso in due: da una parte i comunisti e dall'altra i democristiani che erano tutti gli altri. Pensandoci bene, però, già allora che ero un bambino, avevo perfettamente capito che in Unione Sovietica non avrei mai voluto vivere e neanche a Cuba.

Quando sentivo parlare, però, Ingrao, la Iotti, Berlinguer, Pajetta e i compagni di tal fatta, dalle cui bocche usciva oro colato, come potevo non essere daccordo su quasi tutto quello che dicevano, e pensavo: ma perchè questa gente così illuminata non prende le distanze dalla Russia e da tutti quegli stati dove vige il comunismo totalitarista. In realtà si era avviato già da decenni un lento movimento centrifugo da quei paesi e da quei sitemi politici che io ragazzino non potevo analizzare compiutamente. I comunisti che ho conosciuto in quegli anni però, tranne poche eccezioni erano gente in gamba, leale e onesta, che vedeva il partito come un luogo dove la politica diventava servizio e passione. A dire il vero però i comunisti che ho conosciuto io erano quasi sempre militanti e quasi mai politici di professione. Quelli anche allora lasciavano un po' a desiderare. Col tempo però ho capito di non essere comunista, ma di certo non ero di destra. Forse qualcuno mi ha definito ambientalista o verde per le mie battaglie contro la cementificazione e a favore di una mobilità più consapevole.

E qui tutti a lanciarmi accuse " Se fosse per voi Verdi non si farebbe nulla " ma io non ho mai votato per i Verdi..... Altri mi hanno visto volantinare per l'Idv e mi hanno "accusato" di essere un fan di "quel delinquente di DiPietro", mai volantinato per l'Idv e mai stato fan di DiPietro. Ho persino ricevuto l'accusa infamante di essere leghista, per le mie battaglie in seno alla Confcommercio contro l'abusivismo commerciale che mi hanno attirato l'antipatia di molti. Non ne capisco il motivo. Qualcuno mi ha riconosciuto come "attivista del Mezza Canaja" e per questo mi ha tolto il saluto. Arrivati a questo punto ho una crisi di identità. Non sono comunista, nè verde, nè Dipietrista, tantomeno rifondarolo, tantotantomeno casinista, assolutamente non leghista nè forzaitaliota nè finiano, per carità il Fronte della Gioventù e quindi? Semplicemente ho scelto di non essere niente, per non essere prigioniero di una gabbia ideologica.

Non voglio pensare a cosa farebbe uno del Pd in una certa situazione, o come ragionerebbe un verde in una tal altra, mi chiedo semplicemente cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Tra la destra, la sinistra e il centro preferisco stare in basso, e decidere volta per volta in base a quello che è la mia cultura, il mio istinto e la storia della mia vita. So che la politica è l'arte della mediazione e a quest'arte non è facile abituarsi, ma a volte bisogna essere pragmatici e quel che conta al di là delle ideologie è raggiungere l'obbiettivo. Ed è per questo che in quei bar di bassa lega, quando qualcuno mi chiede: "Ehi, ma non sarai mica comunista" io rispondo sempre, "No caro amico, a dire il vero, IO SONO NIENTE...."
lunedì, 30 marzo 2009
author: quilly @ 23:09
category: bruce springsteen
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BRUCE SPRINGSTEEN di Lorenzo Beciani

(Link alla Seconda Parte)

Finito il trionfale tour del 1981 ormai Bruce ha smesso di essere "the next big thing" della musica rock.
È proprio il rock and roll. In un periodo in cui il punk ha spazzato via tutta la fuffa post-summer-of-flower, in cui la musica si stava aggrovigliando su se stessa è rimasto l'unico in grado di produrre musica moderna, ma che camminasse nel solco tracciato da Elvis in poi.

Lo stesso anno si trova in casa sua a registrare alcune canzoni da far sentire poi alla band per il nuovo album, ne registra un po' con un registratore quattro piste suonando chitarra e basso. Solo che le versioni full band di quelle canzoni non lo convincono del tutto e allora ritiene che la cosa migliore da fare fosse pubblicare proprio quelle tracce acustiche registrate a casa sua (in una si sentono anche i rumori della sedia di legno su cui era seduto).

Esce Nebraska. Copertina in bianco e nero e scritte rosso sangue. Le storie si fanno scarne così come la musica. Nebraska, la canzone, è la storia di Charlie Starkweather, già ripresa dal regista Terence Mallik a metà dei settanta nel film, "Badlands, la rabbia giovane" che insieme alla sua ragazza si macchiò di vari omicidi in una roccambolesca fuga, inseguiti dalla polizia, durata vari giorni. Anche in questo album non mancano le storie e i loro personaggi, come Johnny 99 condannato a 98 anni più uno per aver ucciso un poliziotto dopo che si era ubriacato per aver perso casa e lavoro, oppure Joe Roberts, poliziotto che insegue il fratello che aveva appena ucciso un uomo e poi lo lascia fuggire oltre il confine perché «...un uomo che gira le spalle alla propria famiglia è un poco di buono...».

Reason to Believe è l'ultima canzone del disco ed è anche quella in cui, forse, si raggiunge il punto di maggior disillusione e di sfiducia nel futuro. Indubbiamente l'album spiazzò molte persone (e non sarà l'ultima volta nella sua carriera), anche se Nebraska sarà un album amatissimo dai fan e che aprirà a Bruce nuovi scenari, basti pensare che Johnny Cash, all'epoca già icona vivente della country music, fece ben due cover da Nebraska subito dopo la sua uscita.

Il 1984 fu l'anno della svolta mainstream, i boss della Columbia spingevano perché Bruce facesse un album rock con sonorità molto vicine al pop....molto anni ottanta per intenderci. Bruce aveva qualche canzone rimasta fuori da Nebraska, fra cui la storia di un reduce dal Vietnam che ritorna nella sua città dopo la guerra e la trova diversa, si sente estraneo, viene rifiutato dal suo vecchio datore di lavoro e si trova in mezzo ad una strada dopo aver combattuto per il suo paese. Un gran lavoro sugli arrangiamenti fa di questo dramma personale uno dei più grandi equivoci della storia della musica: Born in the USA.

Sintetizzatori a palla e batteria in primissimo piano, insieme al ritornello urlato a pieni polmoni faranno pensare ad una dichiarazione orgogliosa e fiera di "essere americano" che, non dimentichiamo, siamo nell'era di Rocky e Rambo, non è esattamente quello che Bruce avrebbe voluto dire. Piuttosto il contrario, era il grido disperato di tanti americani che hanno visto infrangersi e sgretolarsi il sogno americano su cui erano vissuti nel decennio precedente e che adesso venivano stritolati dalle politiche reganiane. A proposito anche il vecchio Ronnie tenterà di appropriarsi del successo di Bruce, elogiandone le qualità di perfetto "figlio dell'America".

Ormai il music business si è messo in moto. Il manager chiederà a Bruce un pezzo da far uscire come singolo da aggiungere all'album e lui scriverà in pochissimo tempo Dancing in the Dark che aprirà la strada in tutto il mondo al successo di Born in the U.S.A., che diventa fenomeno di massa. Vende oltre ventimilioni di copie e, con Madonna e Michael Jackson, Springsteen entra nella triade dei più famosi cantanti del mondo. Nel frattempo si sposa, mica con una qualunque, con un ex-miss America, tale Julianne Philips. Tutte queste cose fanno un po' storcere il naso a molti dei suoi fan della prima ora. Il successo planetario, una canzoncina pop come Dancing in the Dark, il matrimonio con una figona di Beverly Hills, molto lontana dalle sue origini, sono tutte cose che fanno pensare alla perdita della purezza, ad una certa mancanza di sincerità, insomma un allontanamento da tutti quei valori che lo avevano fatto tanto amare dai fan.

Eppure basterebbe leggere i testi di quell'album e non lasciarsi confondere dalla confezione per capire che il percorso non ha deviato di una virgola. Molte canzoni sono prese dalle session di Nebraska, quindi vivono dello stesso clima, seppur camuffato da valanghe di organo hammond, sintetizzatore, schitarrate e sassofono a fiumi. Il tour di Born in the U.S.A. è quello che ha fatto conoscere Bruce praticamente a tutti. Per la prima volta in Italia, si trova di fronte uno stadio San Siro farcito di gente con l'organizzazione costretta a mettere un maxischermo all'ingresso per permettere a tutti di seguire lo spettacolo. Oltre alla stra-famosa title track non si possono non ricordare altri pezzi, come Glory Days, Bobby Jean, No Surrender, My Hometown, I'm on fire, quasi tutti pubblicati come singoli e anche loro baciati dal successo delle classifiche

(continua)
giovedì, 26 marzo 2009
author: quilly @ 21:16
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can copia

Terzo libro della serie "Le indagini dell'Ispettore Scaloni", questo "Chi ha rapito il cane Billy" tocca (e rompe) le sfere dei buoni sentimenti, dell'amore verso gli animali e verso il prossimo. Un libro a metà tra "Và dove ti porta il culo" e "Torna a casa Lassie" che farà consumare tonnellate di Kleenex ai più sensibili e deboli di cuore.

Tutto inizia con l'Ispettore Scaloni alla ricerca del cane Billy, il meticcio rompicoglioni dal pelo fulvo.
Scaloni lo cerca ovunque, da dentro al frullatore a lungo la canna fumaria ma di Billy niente. Billy e Scaloni hanno un rapporto di odio e amore, ma l'Ispettore non può accettare la sua scomparsa anche se in cuor suo è diviso tra un moto di contentezza per essersi liberato del fulvo cagacazzi e la tristezza per la atroce fine che può aver fatto il suo migliore amico a quattro zampe. Tanto più che il cane Billy non va mai in giro da solo, ma sempre in compagnia di un gentile animaletto con il quale ha un rapporto di indissolubile amicizia. Questo animaletto è una Zecca, la Zecca Garbugli che sicuramente lo ha seguito anche stavolta.

Il mistero della scomparsa di Billy sembra inestricabile ma Scaloni ha dei sospetti e telefona al suo vice Gaspatko che in quel momento sta giocando a backgammon allo Zabumba. Gaspatko risponde stizzito: "So cuntent c'se l'vat dai cojoni, m pisciava sempr ntla rota davanti d'la bicicletta......". Scaloni capisce che questa indagine complicatissima dovrà condurla da solo e inizia con il vagliare i possibili sospettati.

Alla fine il cerchio si stringe su tre possibili indiziati. Il perfido Gengis McCaball guru dei malvagi del web, il diabolico J.L. Mazzufferis personaggio inquietante e enigmatico e Maurice Perrin politico rampante senigalliese nemico giurato del nostro. La prima indagine riguarda il McCaball che possiede un allevamento di carlini da combattimento e cerca un bastardino per farne un incrocio esplosivo.

Dalle parti di villa McCaball però nessuna traccia di Billy. Memorabile lo scontro tra McCaball e Scaloni nel cortile della villa del primo dove il McCaball urla "Ritieniti querelato" e Scaloni risponde "Frega un cazzo!" gli da un calcio nelle palle e si divincola dalla presa del malvagio.

Scaloni si reca quindi in risciò ad Horse Hill presso la prestigiosa villa di J.L. Mazzufferis, anima nera della politica senigalliese, ispiratore del blog sovversivo Popinga e produttore di olio adulterato.
J.L. Mazzufferis è assente. Il suo cane Charlie è fuggito a sua volta in cerca di sesso a buon mercato sulle colline senigalliesI, saltando un recinto di tre metri con filo spinato elttrificato e lui si è messo sulle sue tracce.

 Scaloni ha campo libero. Entra in villa e inizia il sopralluogo. Del cane Billy non v’è traccia. Giunto nel laboratorio tra allambicchi, provette, formule scientifiche e pentoloni fumanti Scaloni trova la formula per trasformare in olio l’acido della batteria e l’olio esausto delle autovetture. Mentre è assorto nella lettura, non si accorge del rientro di Mazzufferis che invece, visto il risciò parcheggiato fuori, sa della presenza in casa dell’Ispettore. Mazzufferis lo sorprende alle spalle e tenta di gettargli in faccia un paiolo di olio bollente in fase di adulterazione. Scaloni col suo sesto senso avverte la presenza del Mazzufferis e felinamente lo evita, prende una provetta e la spacca in testa al Mazzufferis che crolla a terra svenuto.

Ci sarebbe materiale sufficente per un altra indagine ma ora non c'è tempo. Billy è in pericolo. Scaloni prende il risciò con la scritta Bagni Maria e si fionda al Rione Porto dove sa esserci Maurice Perrin sotto copertura che sta conducendo un inchiesta in stile Lucignolo. Arrivato al rione Scaloni individua, dalle parti di Porta Lambertina, Maurice Perrin travestito da finto vu cumpra che viene malmenato da un orda di veri vu cumprà che l'hanno riconosciuto e lo stanno zampognando per benino.

Scaloni lo toglie dalle grinfie dei cattivi e lo porta dentro al Bar Moderno dove lo pesta a dovere per farlo cantare ed estorcergli il nascondiglio del cane Billy. Il poveraccio piangente urla "Scaloni, del can Billy nun so nient, e po'si m'duvevi m'nà anca te, tant valeva c'm facevi m'na dai maruchini".

Scaloni è distrutto. Il cane Billy fino a ieri così cagacazzo oggi gli manca. Per rilassarsi allora si reca al circo Medrano da poco in città. Entra esibendo la tessera e si gusta lo spettacolo quand'ecco che viene annunciato il numero del Cane Acrobata. Si presenta al centro della scena Billy che compie evoluzioni mai viste, dai salti dentro al cerchio di fuoco alle evoluzioni al trapezio. Suo assistente e manager è la Zecca Garbugli, il suo inseparabile amico, mentre i numeri di coppia Billy li compie con Charlie, il cane smarrito del perfido Mazzufferis. A fine spettacolo Scaloni si presenta piangente in camerino con un mazzo di ossi e supplica "Billy artorna sa me". Billy replica "Nun c'pens pr nient, machì al circo sto da Dio e po' m'so fidanzat sa la barbuncina d'la guardarubiera..."

Scaloni rientra a casa distrutto in una Senigallia spettrale e sferzata da un vento di malinconia. Si adagia sul divano, medita il suicidio quando suona il citofono. E' il cane Billy. La barboncina della guardarobiera è fuggita con il leone Simba dello zoo di Mosca. "Era na tipa strana" esclama Billy "I piaceva la trasgression, e po' la storia nun puteva andà avanti, c'era sempr la Zecca Garbugli c'stava malì a regg la candela..." Scaloni e Billy si riabbracciano e Billy lo slinguazza sulla faccia, mentre la Zecca Garbugli applaude compiaciuto.

Scaloni si è già pentito di averlo ripreso con lui ma tant'è il lieto fine è assicurato. Il McQuilly si è di nuovo superato in questo terzo capolavoro dove sentimenti e azioni si fondono mirabilmente in una storia commovente e allo stesso tempo mozzafiato.

RECENSIONI

" Scaloni ci tiene incollati alla sedia, grazie al cazzo ci aveva messo l'Attack"
Mario Tritapalle di Roccaravindola News


"Una storia avvincente, lacrime, sangue, azione una saga epica però adesso basta co' sti gialli del cazzo!" Daniel Sun di Libri del Kaiser

"Lo Scaloni di "Chi ha rapito il cane Billy" è un mix tra Er Monnezza e Clouseau e Billy è meglio di Rin Tin Tin "
Gina Serola di Cartastraccia
martedì, 24 marzo 2009
author: quilly @ 05:59
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scalonimagnum copia

Continua la fortunata serie dedicata ai gialli dell'Ispettore Scaloni, descritti dalla penna impareggiabile dello scrittore italo-scozzese Sid McQuilly, già bassista e fondatore del gruppo The Velvet Plagues.

La storia inizia con l'Ispettore Andrew Scaloni del distaccamento di Borgo Bicchia che passeggia lungo l'Arceviese, assieme al cane meticcio rompicoglioni di pelo fulvo Billy, in una torrida giornata estiva. Arrivato all'altezza del Circolo Arci di Borgo Bicchia il nostro decide di combattere l'arsura con un gelato Magnum, di cui è ghiotto e con una cedrata Tassoni.

La barista senigalliese ma di origine russa, Svetlana Pompinova versa la cedrata e porge il gustoso gelato. L'Ispettore arso dalla sete trangugia d'un fiato la bevanda ed esclama: "Com vien'n i piatti sa sta robba? Puliti?". La barista stizzita replica "Ma te Scaloni nun t'sta mai ben 'n cazz..". A questo punto il nostro eroe agguanta il gelato, lo scarta, sotto gli occhi di uno "slanguito" e scodinzolante cane Billy, e fa per addentarlo quando sente un odore strano che lo fa immediatamente soprassedere dal mordere il prezioso stecco. Ne stacca un pezzo e lo lancia al cane Billy sperando sia la volta buona che ci rimanga fulminato.

Il cane Billy lo divora in un attimo. Dopo pochi secondi il pelo del cane muta da fulvo ad arancione operaio Anas, i peli diventano come quelli di un porcospino e gli occhi iniettati di sangue. Il cagnaccio parte come un razzo e salta la rete di tre metri e venti della villetta del Signor Getulio Minchioni. Una volta dentro viene affrontato dall'alano Golia, che però ha la peggio nello scontro tanto che il cane Billy lo sopraffà e riesce a metterlo a pecorina e ad inchiappettarlo ripetutamente, provocando guaiti che sveglieranno tutto il vicinato impegnato nella pennichella pomeridiana. Scaloni vista la scena ritorna nel bar e sequestra tutti i Magnum nel frigo, tra le proteste di Svetlana e dei pensionati che da quando ne facevano uso avevano visto un'incremento delle loro prestazioni sessuali di un buon 180%.

Si reca quindi a casa del fratello Marc residente nella sua villa di Horse Hill e gli chiede in prestito "Il piccolo chimico" che gli aveva regalato per la comunione. Marc, uomo dal buon cuore glielo concede esclamando: "Basta c'nun fa la fin del Monopoli e d'Big Jim c't'ho pr'stat tre anni fa e nun i ho più arvisti...". Gli fa una ricevuta e gli consegna tutta la strumentazione. Scaloni analizza il gelato e con enorme stupore vi trova all'interno amianto, cromo esavalente, viagra per elefanti, uranio 238 e carbonio 14.

Da qui inizia l'inchiesta vera, con tutto un sussegurisi di colpi di scena che porteranno Scaloni, il suo vice Gaspatko e il cane cagacazzo Billy fino alla banchina del porto d'Ancona a sequestrare un container di gelati Magnum proveniente da Shangai. A tirare le fila del traffico di Magnum contraffati è il terribile infamone cinese, re mondiale del gelato taroccato, Cian-Cre-Min gestore nella città dorica della famosa gelateria "Gelato Sofisticato" nonchè affiliato alle Triadi Cinesi. I colpi di scena si sprecheranno e il lettore e le pagine del libro diventeranno da questo momento in poi ferro e calamita. La scena finale vede un duello in stile "Mezzogiorno di fuoco", davanti al Bar dei Archi in un Ancona deserta e canicolare, tra Scaloni e il perfido Cian-Cre-Min.

L'esito del duello ovviamente non lo sveliamo altrimenti il libro non lo compra nessuno ma anticipiamo solo che lo scontro inizia con mosse di Ta-Maz, la nuova arte marziale cinese molto in voga nelle palestre frequentate dai radical-chic senigalliesi e finisce a colpi di Cornetto Algida adulterato.

Un altra grande prova del noto giallista (o pallista?) italo-scozzese. Un'altra imperdibile avventura dell'Ispettore Scaloni.
domenica, 22 marzo 2009
author: quilly @ 11:47
category: bruce springsteen
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Dopo la prima parte del post dell'amico Bec su Bruce Springsteen e con una settimana di ritardo, ecco la seconda ma non ultima puntata di questa avvincente biografia del grande rocker americano.
Leggetevela tutta d'un fiato come ho fatto io e gustatevi il bellissimo video che ho messo a corredo del post.
Grazie a voi e al mitico Bec!

BRUCE SPRINGSTEEN di Lorenzao Beciani




(Link Prima Parte)

Sa benissimo che è la sua ultimissima possibilità, entra in studio con una marea di canzoni e inizia a registrare. Un lavoro che durerà più di un anno in cui Bruce mostrerà di essere un perfezionista molto pignolo, costringendo la band a lavorare giorno e notte per correggere tutte le possibili imperfezioni e scartando un numero di pezzi quattro o cinque volte superiore a quelli che poi verranno messi nel disco. Durante le registrazioni accade un avvenimento che è ormai passato alla storia del rock. Una delle firme più seguite della rivista Rolling Stone (che allora era veramente la Bibbia del Rock) va a vedere un concerto di Bruce a Cambridge in Massachusetts, torna a casa e inizia a scrivere un pezzo che inizia esattamente così: «Sono le quattro del mattino e piove. Ho appena compiuto ventisette anni e mi sento vecchio ascoltando i miei dischi e ricordando come erano diverse le cose soltanto dieci anni fa. Ma stanotte c'è qualcuno di cui posso scrivere nel modo in cui scrivevo dieci anni fa, senza riserve di nessun tipo. Ieri all'Harvard Square ho visto il passato del rock and roll balenarmi davanti agli occhi. E ho visto anche qualcos'altro: ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen. E in una notte in cui ho avuto bisogno di sentirmi giovane, mi ha fatto sentire come se stessi ascoltando musica per la prima volta» John Landau dopo qualche settimana lascerà il suo lavoro al giornale e diventerà il produttore e manager di Bruce dando la spinta conclusiva per far uscire uno degli album più importanti della storia della musica rock: Born To Run. Era l'anno di grazia 1975 Bruce aveva 26 anni e a questo punto aveva cambiato le sorti della musica rock. Qualcuno (molti) dicono "salvato" la musica rock, che all'epoca si stava avviluppando su se stessa dietro interminabili suite di gruppi progressive ed ancora non vedeva all'orizzonte la catarsi punk.
Born to Run si apre con Thunder Road che, diciamo la verità, è forse la canzone più amata dai fan duri e puri. Il protagonista che invita Mary ad uscire di casa, a salire in macchina, e a correre via con lui, perché quella è una città piena di perdenti e lui se ne sta andando per vincere descrive perfettamente quello che Bruce vuole dire in quel momento. Scappare da un presente grigio e buio, correre via verso un destino migliore, meglio in coppia che da soli, perché quelli come noi sono "nati per correre". Ecco Born to Run è l'inno romantico di chi cerca la fuga, di chi vuole fuggire da una condizione che non accetta più, ma con i piedi sempre ben piantati per terra tanto che il protagonista di Thunder Road chiede alla sua Mary di scambiare le sue ali con delle più utili ruote (...to trade in these wings on some wheels...). L'album contiene anche due gioiellini rock come Night (quasi proto-punk per velocità e violenza espressiva) e She's the one (omaggio a Bo Diddley e ad un certo rock'n'roll anni 50), un pezzo oscuro che richiama le atmosfere dei primi album come Meeting Across the River (impreziosito addirittura da un assolo di tromba) e un pezzo con accenni soul come 10th Avenue Freeze Out (vero documento fondante della "E Street Band"). Gli ultimi due pezzi che mancano all’appello sono due lunghe ballads che riassumono alla perfezione le tematiche di questo primo periodo. Jungleland, la narrazione di un amore contrastato sullo sfondo di una guerra tra gang e Backstreets la struggente storia della fine di un'amicizia. Due veri capolavori, due piccoli film a cui mancano solo le immagini. A questo punto la strada sembra essere tutta in discesa, con la critica a favore, il pubblico sempre più conquistato e un disco che parla di amore e speranza a fare da biglietto da visita per conquistare, a suon di concerti epici e leggendari il grande pubblico. A fermare, se non proprio il successo, che continua a crescere, almeno la possibilità di registrare album, è una causa legale con il suo ex manager che durerà quasi tre anni e che lo farà riflettere molto. Alla fine, siamo nel 1978, esce Darkness on the Edge of Town. Già dal titolo si capisce che qualcosa è cambiato rispetto alla cieca fiducia nella fuga, nell'amore e in fondo nel futuro che si trovavano in Born to Run. Se vuoi qualcosa devi pagare un prezzo, e questo prezzo può anche essere molto alto. E allora inizia a farsi spazio la rabbia, la voglia di emergere e la consapevolezza che non abbiamo tutta la libertà che abbiamo sognato. Una rabbia esplicitata in brani come Badlands o The Promised Land, insieme alla disillusione della title track. Inoltre in questo album sono presenti due pezzi che hanno a che fare con il rapporto tra Bruce e suo padre, Adam Raised a Cain ( e il titolo è già abbastanza esplicativo) e Factory in cui, per la prima volta, il vissuto personale si intreccia con tematiche sociali come la condizione operaia. Da adesso in poi il treno è veramente lanciato, i concerti di quel tour entrano di diritto nella leggenda della musica rock, i primi dischi clandestini, i cosiddetti bootleg, che contenevano registrazioni pirata, ottengono un successo enorme e contribuiscono ad aumentare la fama di Bruce e della E Street come straordinari performer. Di quel periodo è anche Because the Night che Bruce scrisse e Patti Smith portò al successo nel suo album Easter. La prolificità artistica di Bruce di quel periodo lo portò nel 1980 a far uscire un album doppio. The River.
Dove può permettersi di infilare pezzi di puro rock and roll insieme a ballads molto intime come Indipendence Day (un altro capitolo del tormentato rapporto con il padre) o Drive All Night (un brano in cui tira fuori una performance vocale di una intensità forse mai più raggiunta poi), un singolo di successo come Hungry Heart (inizialmente destinato ad essere prestato nientemeno che ai Ramones) e un classico come The River. The River è, non solo per la sua posizione, alla fine del primo disco, un episodio centrale di questo lavoro. La storia è molto semplice: due ragazzi si conoscono a scuola, si amano, lei rimane incinta, si sposano e poi l'amore piano piano finisce. Può essere la storia dei due ragazzi di Thunder Road dipinta con crudo realismo, dopo le illusioni romantiche di fuga e di speranza di una vita migliore. Del resto «...un sogno se non si avvera è una bugia o qualcosa di peggio...?» come si chiede il protagonista al termine della storia quando si reca al fiume dove era solito rifugiarsi con la sua amata e che trova malinconicamente secco..... (continua)


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